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15 Gennaio 2005 PDF Stampa E-mail

A CIVIDALE DEL FRIULI L'ULTIMO GIURAMENTO DEGLI ALPINI VFA

(Tratto da Fuarce Cividat Numero 132)

 

E' chiaro che tutti ce lo aspettavamo. Come una cosa che non si desidera ma che è inevitabile che avvenga. Pur attesa, ci ha fatto male. Ci siamo sempre commossi ed abbiamo sempre vibrato nel sentire quell'urlo: LO GIURO! Questa volta ci è scappata una lacrima in più. Alla commozione si è aggiunta la rabbia, la delusione, lo sconforto. Era l'ultimo giuramento dei giovani di leva. Una pagina di storia che si chiude e che lascia dietro di sè  un pesante rammarico. Ho voluto, in questa occasione, che la mio fianco ci fosse mio figlio, non ancora ventenne ed ancora studente. Uno di queilli che avrebbe dovuto fare la naja ma, avendo chiusto il rinvio per motivi di studio, si è ritrovato fra quelli esonerati. Ebbene, anche lui commosso, alla fine della cerimonia del giuramento mi ha confermato: "Papà, io farò comunque l'alpino". Su questa sua confermata decisione avrà forse pesato l'esempio che ho cercato di dargli ma, ne sono certo, anche pregnante discorso fatto un momento pria dal lcomandante dell'8°, Colonnello Villi Lenzini. Un intervento, il suo, che non possiamo non riportare integralmente sul nostro "Fuarce Cividat".

 


 

A volte, pur senza particolari meriti personali, la vita ci rende testimoni o attori di avvenimenti di valenza epocale; oggi è un momento di questi: giurano difatti, per l'ultima volta, gli alpini di leva figli di quell'esercitodi popolo che dall'unità d'Italia nel 1872 ad oggi hanno servito e difeso le nostre terre, hanno servito e difeso il nostro popolo, hanno servito e difeso la nostra patria. E' a quell'esercito di popolo che è stato chiesto di pagare il prezzo della libertà di cui oggi tutti godiamo, volontà politica e necessità tecnico economiche hanno affidato dal 1° gennaio 2006 i compiti istituzionali della difessa ad un esercito di volontari. Solo il futuro saprà darci la risposta al grande dibattito sulle scelte che ha animato questi ultimi anni.
Giuramento 11° scaglione 2004Oggi, dopo oltre 35 anni di servizio prestati tutti ai reparti operativi, qualche ultima amara esperienza mi affligge e qualche perplessità mi tormenta, ma lascio al luogo e al tempo più opportuni le riflessioni di un vecchio comandante. Oggi è il vostro giuramento, alpini dell'11° scaglione 2004, e a me che, spettando il compito di raccoglierlo, spetta anche il compito di ricordarvi cos'è e perchè si giura. Il giuramento è forse l'unico atto che unisce nel mondo intero, sotto ogni simbolo o bandera, chi intende porre la propria persona al servizio della comunità o di un ideale. Il perchè lo facciamo va ricercato nella recondite pulsioni delle energie umane; ogni uomo vuole riconoscersi in qualche cosa e la propria patria, la porpria terra, la famiglia, il proprio lavoro, i propri affetti, la fidanzata, gli amici, queste cose sono rappresentazione corrente di tale naturale sentimento d'indetificazione, ma come materializzarlo in un unico simbolo essendo così vasto e complesso. Ecco comparire perciò la bandiera, fulcro e simbolo di ogni aggregazione politica e mi litare. Voi oggi giurate fedeltàal più elevato e significativo di questi siboli: il tricolore, la bandiera di guerra del nostr oreggimento, vessillo tra i più decorati d'Italia. Essa rapresenta, cari ragazzi, tutti i valori più sacri: la libertà e la democrazia avanti a tutti. Riflettete per un momento tutto ciò che abbiamo, tutto ciè che desideriamo sono il frutto del lavoro e el savrificio di migliaia di giovani come voi che, più sfotunati, hanno dovuto combattere e troppo spesso morire affinchè oggi possamo liberamente esprimerci, lavorare, viaggiare, vendere, comprare ed anche purtroppo, dimenticare e dileggire il loro sacrificio. Alpini dell'11° 2004 le anime di 25.000 ragazzi della Julia come voi caduti per la nostra patria, per la nostra odierna tranquillità, sono simbolicamente avvolti da questo tricolore: essi non hanno gioito dellle loro gioventù, non hanno avuto una loro famiglia, non hanno fatto in tempo a preogettare la loro vita, nè tantomeno avevano il telefonino o sono mai entrati in una discoteca, ma ci hanno regalato con il loro umano sacrificio ciò di cui oggi noi dobbiamo andare orgoglio e fieri: la pace e la libertà di diree fare ciò che più ci interessa.
Riflettete giovani alpini dell'8°, riflettete e sono certo che concorerete con me circa l'assoluta necessità di salvaguardare con ogni mezzo le nostre libere istituzioni, oggi anche obiettivo di malsane idee terroristiche che non troveranno mai spazi perchè ci saranno tanti italiani, tanti cittadini europei, tanti soldati, tanti alpini pronti ad opporsi ad un siffatto progetto impossibile.
Ai vostri genitori, che con grande passione vi hanno raggiunto, mi rivolgo in conclusione per una rassicurazione ed una preghiera: la rassicurazione che saà mio dovere e mia cura seguire i vostr i figli durante questa nuova e irripetibile esperienza di vita che farà di loro, lameno questa è la mia speranza, farà di loro dei cittadini onesti, lavoratori, rispettoi delle leggi, nonchè dei bravi alpini. Una preghiera, soprattutto alle mamme, considerateli per quelli he sono, uomini e non bambini abbisognevoli di consigli, ma non succubi di inutili imposizioni; figli insomma da aiutare a crescere, non da soffocare attraverso un eccessivo protezionismo; essi sono il nostro futuro non il nostro prsente o peggio ancora in nostro passato.
A ciascuna famiglia ho scritto personalmente. Date al mio scritto l'attenzione che merita, mi scuso per il tempo che vi ho rubato, spero sia stato anche un momento di riflessione, ma purtroppo non accadrà mai più di potrsi rivolgere in tal maniera ai giovani italiani chiamati al servizio della patria perchè oggi è l'ultimo giuramento dell'esercito di leva, è l'ultimo giuramento degli alpini che il generale Perucchetti volle, che il generale Cantore esaltò, che la Russia immortalò nella storia, che la repubblica volle tra i suoi figli migliori ad operare nelle prime operazioni di pace italiani nel mondo.
Oggi, straordinariamente, il ermine "ultimo" diventa un titpolo onorifico, un passaporto per la storia; a me l'onore di potervelo offrire, alpini dell'11° scaglione 2004. Oggi entriamo tutti insieme nella storia delle truppe alpini. Ricordandovi che questo vostro giuramento fatto in un paese, in una patria libera, non può e non deve dimenticare i cupi tamburi di guerra che rullano all'orizzonte del mondo: il vostro si alla democrazia sia anche un no alle dittature; il vostro sì alla difesa delle istituzioni sia anche un no alle mafie ed all'illegalità. Giuramento 11° scaglione 2004
Il vostro sì alla difesa della pace sia anche un no alla violenza gratuita e al terrorismo. Il vostro si sia la rappresentazione dello slancio e della generosità dei giovani in uniforme verso le mani tese che dal fango del sud est asiatico o all'assetata Africa si tendono verso l'occidente più fortunato e più ricco.

 
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