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Terremoto Abruzzo: Santa Rufina di Roio PDF Stampa E-mail

Tratto da L'Arena del 26/04/09

IL DIARIO DEI SOCCORRITORI. Costruito una sorta di ritrovo in legno per i ragazzi. Ed ora è entrata in funzione anche la tenda lavanderia

ARRIVANO NUOVI VOLONTARI
E LA TERRA TREMA ANCORA

 

C’è stato il cambio della guardia tra le squadre scaligere: al lavoro nella tendopoli veronesi da ogni angolo della provincia

Campo della Provincia di Verona Cambio della guardia tra i volontari veronesi della Protezione civile al campo di Santa Rufina di Roio. Ieri mattina è arrivato il pullman partito poco dopo la mezzanotte dalla nostra città che ha lasciato in Abruzzo 53 operatori, tra cui una decina di donne, sotto la guida dell’ingegner Armando Lorenzini, che vi era già stato nei giorni immediatamente successivi al sisma del 6 aprile, riportando poi indietro la squadra capitanata da Antonio Riolfi.
Una volta arrivati, c’è stato l’immediato passaggio di consegne. Un gruppo di 14 persone della Croce Verde, della Croce Bianca e di Sos Sona ha rilevato il presidio medico avanzato di Pianola, mentre i restanti 39, provenienti dall’Ana, dalla polizia municipale scaligera, dal Cse e dai comuni di San Giovanni Lupatoto, Ferrara di Monte Baldo, Tregnago, Sant’Ambrogio e Marano, hanno preso possesso della mensa e della tendopoli di Santa Rufina.

PANORAMICA DA SANTA RUFINA DI ROIO

 

E finché due squadre dell’Ana e di Sant’Ambrogio si tuffavano in cucina per preparare i 500 pasti necessari per mezzogiorno, gli altri si sono visti mettere in mano vanghe, badili e carriole per completare il lavoro che era rimasto indietro.  Protezione Civile VeronaBisognava infatti approfittare della giornata di sole dopo i cinque giorni consecutivi di pioggia. Era pur vero che i lavori di sistemazione dei tracciati tra le file di tende, con il ghiaino portato dal Genio militare, aveva impedito che la tendopoli diventasse una palude di fango, ma serviva sgomberare dall’ingresso la montagna di brecciolino lasciata lì perché i pesanti camion dell’esercito non erano potuti entrare all’interno del campo a causa del terreno imbevuto d’acqua, che doveva servire come basamento per la maxitenda da 180 metri quadrati che diventerà il centro sociale degli sfollati.
In serata, confermava Lorenzini, i lavori tanto di sgombero che di realizzazione della piattaforma erano conclusi e tra oggi e domani i vigili del fuoco di Arezzo, che operano nella zona, dovrebbero essere inviati dal coordinamento della Protezione civile a montare il tendone che si trasformerà nel cuore della comunità dei terremotati.
LA RINASCITA. La voglia di non rinchiudersi nelle tende e di mantenere vivo il tessuto sociale è forte. «Venerdì sera», racconta Riolfi, «i ragazzi del campo e i nostri volontari, coordinati dal responsabile logistico Umberto Ferrari, hanno completato la realizzazione di una piccola struttura in legno, con una tettoria di teli, battezzata “Taverna del mandorlo”, che i giovani hanno iniziato a usare come ritrovo per stare insieme la sera, anche fino a mezzanotte-l’una, a divertirsi e socializzare, ascoltare musica, chiacchierare, senza disturbare chi sta nelle tende». Taglio Nastro
E da ieri è in funzione anche la tenda lavanderia, dove finalmente a turno chi è accampato può fare il bucato nelle lavatrici e non più a mano, a venti giorni dalla scossa che ha distrutto il loro paesello. Intanto lo sciame sismico continua, a volte con piccoli sobbalzi, altre - come giovedì sera - con scossoni più prolungati, che hanno ulteriormente lesionato il campanile della chiesetta dei Santi Nicandro e Marciano, a ridosso della tendopoli, sventrata dai sussulti di tre settimane fa, che avevano anche fatto uscire dai loculi le bare dell’attiguo cimitero. Nel paese, tuttora chiuso a qualsiasi accesso, non ci sono stati ulteriori crolli, ma danni più gravi a case già pericolanti. «Salendo alla mensa», racconta Riolfi, «il mattino dopo ho visto che gli scuri della casa pericolante che è proprio all’ingresso del paese si erano spalancati per le nuove scosse. Prima erano sempre stati chiusi».
Prima di andarsene, i volontari del turno uscente hanno fatto in tempo a fare un ultimo intervento nella vicina Roio Piano per consentire il passaggio di una processione. Segno che la vita riprende. Come ricomincia con le messe e, nello stesso spazio, che è poi quello dove si mangia, anche con i balli. «Nel pomeriggio sono arrivati i clown», riferisce Lorenzini, «a fare animazione per i più piccoli. E domani giungono pure dei ragazzi della Protezione civile di Roma per creare una struttura rivolta ai giovani».
IL RITORNO A CASA. Sta continuando, intanto, anche il ritorno alla spicciolata di chi aveva preferito affrontare l’emergenza o negli alberghi sulla costa o presso amici o parenti. «Tutti i bambini di Santa Rufina ormai sono rientrati», confermava Angela Marinangeli, l’avvocato divenuta suo malgrado «sindaca» del campo. «La tenda scuola che è stata inaugurata dal presidente della Provincia di Verona Elio Mosele, riscaldata e illuminata, è entrata in funzione già il mattino successivo. Gli alunni hanno tutti i libri e il materiale didattico che serve e la maestra di questa pluriclasse ha potuto già iniziare le lezioni».
I momenti duri non mancano e non mancheranno. Soprattutto quanto nei prossimi giorni si effettueranno i sopralluoghi per verificare l’agibilità delle case rimaste in piedi, ai quali parteciperà come tecnico anche Lorenzini. Qualcuno avrà la conferma di aver perso tutto. Ma pian piano un germoglio di speranza rinasce.

 

 
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